Dopo un tour composto da 18 date, a cavallo tra Europa e Asia, è approdato anche in Italia il "supergruppo" composto da quattro virtuosi musicisti che hanno segnato la storia dell'heavy metal: Mike Portnoy, Billy Sheehan, Tony Macalpine, Derek Sherinian. Ecco le parole con cui Portnoy ha descritto il progetto da lui realizzato: "Quando ho messo su questa formazione sapevo che sarebbe stata una magica esperienza musicale per noi e per i fans! Non vedo l'ora di suonare di nuovo con questi incredibili musicisti e condividere quest'esperienza con tutti voi a questi speciali concerti".


La tappa bolognese ha avuto però alti e bassi lasciando, come dire, la bocca un po' amara agli spettatori presenti. Il concerto del 23 ottobre 2012 al Teatro delle Celebrazioni inizia con un imprevisto: quasi un'ora di ritardo dovuta alla mancanza del gruppo spalla, la band italiana Danger Zone.

Alle 21:45 le luci si spengono e il quartetto fa la sua apparizione sul palco regalando ai fans due ore di buona musica. Un concerto che ha visto Mike Portnoy davvero in forma alla batteria, ma un po' nervoso a causa di incomprensioni con il tecnico luci durante l'esibizione. I diversi componenti del "supergrupppo" sono stati tecnicamente ineccepibili seppur un po' freddi sia fra loro sia con il pubblico in sala: Derek Sherinian alle tastiere, con il suo originale e personalissimo tocco fusion, l'abile ed estroso chitarrista Tony MacAlpine e l' "Eddy Van Halen del basso" Billy Sheehan che ha sfoggiato il meglio delle sue doti tecniche durante i lunghi assoli.


La scaletta ha previsto l'esecuzione sia di brani provenienti dal repertorio dei dischi solisti e dalle precedenti collaborazioni del quartetto che di cover di altri musicisti. Su tutti, vogliamo segnalare Lines in the Sand (dall'album dei Dream Teather "Falling into Infinity" del 1997) e la suggestiva interpretazione/cover di Stratus, nota suite strumentale di Billy Cobham del 1973 tratta dall'album Spectrum: 15 minuti di una delle linee di basso più travolgenti ed orecchiabili della storia della musica moderna, un groove incalzante alla batteria, assoli di chitarra al cardiopalmo e furiose fughe al synth dense di un'atmosfera futuristica e introspettiva.


Un evento che poteva scrivere un nuovo pezzo della storia del Progressive Metal, ma che è terminato senza né infamia né lode.


Arianna Ruberto