King come cane. King come litigare. King come te lo dico in faccia, ti porto in un posto che non conosci, ti nascondo un messaggio segreto. King come dune, come campo. King come mappa topografica del centro Italia. Preferibilmente aggiornata, illustrata, e a colori.

Così si presenta King, l'ultimo progetto di Strasse, associazione culturale nata a Milano nel 2006 da Francesca De Isabella e Sara Leghissa. Strasse come la strada che durante questi anni ha portato il gruppo ad accogliere altri artisti fino ad arrivare al numero di dodici. Un progetto di ricerca ed esplorazione del «linguaggio performativo legato all'espressione del corpo in relazione al paesaggio». Un progetto nato esplorando le città e le periferie (come in Drive In) che con il tempo si è spostato in ambienti naturali. Da dua anni Strasse, guidato da Leonardo Delogu, ha approfondito attraverso laboratori e workshop (come Camminare nella frana) il rapporto tra il corpo e il paesaggio naturale. Invitati lo scorso anno da Andrea Nanni, direttore artistico di Inequilibrio Festival (Castiglioncello), gli Strasse hanno trascorso un periodo residenziale di cinque mesi presso le spiagge bianche di Rosignano. Da li, invitati al Festival di Santarcangelo hanno deciso di intraprendere un vero e proprio cammino di ricerca attraverso il cuore dell'Italia: dal Tirreno all'Adriatico. Diciassette giorni di camminata coast to coast, immersi nella natura, diciassette giorni di ricerca dell'io individuale e di gruppo. Un viaggio arricchente che diventerà esso stesso parte dell'opera performativa. Uno spettacolo partito da Rosignano e arrivato a Santarcangelo sotto una diversa e nuova veste che dal 17 luglio sarà possibile vedere nell'ambito di Santarcangelo 13. Siamo andati a trovarli nel loro accampamento ai piedi del Parco dei Cappuccini e li, davanti a una tazza di caffè, hanno deciso di condividere con noi le prime impressioni dopo il loro arrivo e le suggestioni del loro viaggio-progetto. Ecco qui la nostra intervusta per voi:

  • Da dove e perchè nasce questo progetto?

Il progetto in sè nasce dall'invito da parte di Andrea Nanni di partecipare al festival di Castiglioncello e dalla nostra necessità e richiesta di tempo e di uno spazio residenziale. Ci è stata data la possibilità di svolgere una residenza di cinque mesi presso le spiagge bianche di Rosignano. Lo spettacolo è nato dalla ricerca che abbiamo svolto durante quei cinque mesi, è come un prodotto inaspettato che è nato dalle esperienze vissute durante quel periodo. Workshop, laboratori, riflessioni ci hanno condotto a questa messa in scena.

  • Perchè avete deciso di attraversare l'Italia andando proprio dalle spiagge bianche di Rosignano a Santarcangelo e non compiere l'attraversata in un altro punto della longitudine dello stivale?

Non è stata una vera e propria scelta, è stata una questione di circostanze e proposte di partecipazione ai due diversi festival. Lavorando sul rapporto tra spazio e paesaggio la dimensione di Rosignano ci ha affascinato molto, è una dimensione di doppiezza: da un lato la dimensione paradisiaca della spiaggia dall'aspetto caraibico, sabbie bianche e acqua cristallina, dall'altro il sapere che questo non è altro che un paradiso artificiale e per altro non voluto, ma dovuto alle conseguenze della devastazione ambientale. Volgendo lo sguardo dietro le dune si impone alla vista la causa di questa “ferita”, gli impianti e el ciminiere della fabbrica che inquina le spiagge e il mare gettando sostanze nocive nelle acque. Questo che è stato il nostro punto di partenza, la scelta del viaggio è nata dopo l'invito a Santarcangelo. Abbiamo per scelta evitato i centri urbani e deciso di svolgere il nostro viaggio immersi nella natura, per giungere poi qui a Santarcangelo con un spirito cambiato, quasi inselvatichito per realizzare con il nostro accampamento una “colonizzazione gentile”.

  • Questo “progetto senza regole” ha avuto una pianificazione a priori o è nato veramente camminando passo dopo passo?

Prima di partire è stata fatta una mappatura e una tabella di marcia giorno per giorno: quanti kilometri fare, quali e quante tappe. In realtà durante gli ultimi giorni, inconsapevolmente, abbiamo accelerato il ritrmo di marcia, arrivando nei pressi di Santarcangelo con quattro giorni d'anticipo. Ce la siamo presi con calma, dedicanto anche più tempo alla riflessione con noi stessi e siamo arrivati qui con un solo giorno effettivo di anticipo.

  • Avete incontrato gente durante il vostro viaggio nel “cuore dell'Italia”? Era un vostro obiettivo?

Abbiamo scelto volontariamente di evitare i centri urbani, ma la relazione accade. Era un viaggio di gruppo, ma allo stesso tempo un viaggio interno molto intimo. Quando cammini ti trovi per forza a doverti confrontare con te stesso. Il camminare è un meccanismo istintivo, naturale perchè imparato fin da piccoli, ma in se, forse il meccanismo più complesso che il corpo umano si trova a mettere in moto ogni giorno. Questo influenza la mente, i pensieri, e svolgendolo per diverse ore durante la giornata innesca reazioni e pensieri che non ti capita di affrontare durante la routine quotidiana. Lo sofrzo fisico e la convivenza ci hanno portato, com'è naturale che sia, anche ad avere degli screzi, a litigare. Ma il cammino, con la sua ripetitività e costanza ci ha permesso di andare oltre: niente si solidifica con il movimento. Questo percorso ci ha anche “forzati” ad avere una maggiore adattabilità alle circostanze, la natura si impone. L'insieme di queste circostanze ci ha resi più pragmatici e concreti nell'affrontare le situazione e paradossalmente ci ha permesso di immergerci in una dimensione più spirituale.

  • Quali elementi o riflessioni ha creato o portato questo progetto nella realizzazione del vosro spettacolo?

Il camminare non ha influenzato, come dire, direttamente lo spettaccolo, cioè, prima di partire ci eravamo ripromessi di fare prove che poi, non sono venute, non ne è nata l'esigenza. È stato un lavoro più personale quello che si è svolto durante questi giorni. Il viaggio rientrerà nello spettacolo, ma a livello personale. E concretamente non sappiamo ancora, siamo carichi di un'energia forse, selvaggia, ma che non sappiamo ancora come si manifesterà. Questa sera lo vedremo con la prova generale.

  • Che relazione c'è tra “King” e “Drive-in” vostro progetto precedente? “Drive-in” è un viaggio in macchina attraverso gli spazi della città; che relazione e collegamento c'è tra i due progetti?

Le forme e i progetti sono praticamente gli stessi, costruiti attorno al e tema del viaggio, ma sono due esperienze completamente diverse. Ciò che unisce ma allo stesso momento allontana è la questione del punto di vista: la visione di chi guarda cambia durante il viaggio con il movimento della macchina in Drive In o del corpo in King. Mentre in Drive In cerchiamo di sfruttare la macchina come canale, come macchina da presa attraverso la quale vincolare la visione dello spettatore, così in King il mezzo è il corpo. Ci è interessato riflettere su cosa mostrare a chi guarda: infatti un altro tema che abbiamo deciso di approfondire è quello degli echi (Echi è anche il nome della nostra istallazione che si trova in piazza Nicoletti a Santarcangelo), ossia le reazioni, sensazioni che si riflettono e ritornano in seguito a un'esperienza che può essere dello spettatore o dell'attore stesso.

  • Perchè avete chiamato questo progetto “King”?

Prima di iniziare la residenza a Rosignano solo quattro di noi hanno trascorso un breve periodo residenziale da una coppia di amici artisti in Spagna, un uomo e una donna. Il periodo svolto con loro ci è stato molto d'aiuo perché ci ha permesso una riflessione e un confronto dopo ogni prova. Entrambe senza essersi accordati per averne parlato, in momenti separati, ci hanno detto che il nostro lavoro ricordava un racconto di John Berger intitolato King, che narra la storia di un cane nero, nostro ideale angelo custode, che descrive le vicende e la vita di un accampamento. Alla fine della nostra ricerca qualcuno di noi ha letto il racconto (non esistendo una traduzione qualcuno si è lanciato anche in un principio di traduzione), scovandovi una “vicinanza magica” tra la nostra esperienza e la vicenda narrata. Da questo nome venuto per caso ci siamo messi a lavorare su ciò che evoca questa parola: King = re = potere = dominio, accezioni in genere non positive, potere come forza devastante di cui le spiagge bianche di Rosignano sono un prodotto. Quello che noi abbiamo cercato di fare è cercare di rappresentare il potere sotto un punto di vista diverso da quello concepito tradizionalmente: il potere dell'ascolto e della comprensione degli altri, della relazione, della convivialità. La forza dello stare insieme per cercare di essere più forti.

Per la redazione Anna Camisani, Sara Fulco e Flore Thoreau La Salle.