BIOGRAFILM FESTIVAL 2013 – LOOK FORWARD
Ci sono storie che vale la pena conoscere e altre che si scrivono giorno dopo giorno. Lo
sguardo al futuro è quello che ha caratterizzato l’edizione appena conclusa del Biografilm
Festival. Dopo due edizioni nostalgiche dedicate al passato, scampata la fine del mondo e i
dubbi su come impiegare il tempo che resta – vi ricordate la domanda insistente che veniva
rivolta a tutti gli spettatori lo scorso anno? – nel 2103 si respira, forse perché il peggio è
passato, chissà. Come ricorda il direttore Andrea Romeo nella cerimonia conclusiva del
festival, l’edizione appena trascorsa è stata certamente la più sofferta tra tagli e incertezze
nel rosicato panorama artistico italiano, rosicato per i fondi destinati alla cultura, non certo
per la pochezza di vedute, che in questo festival sembra moltiplicarsi e dividersi tra opere in
concorso e organizzazione stessa. Quest’ultima, ricordiamolo, forte dei volontari targati
guerrilla staff, senza i quali una manifestazione della durata di dieci giorni, relative
anteprime ed eventi collaterali sarebbe impensabile mettere in piedi. La nona edizione di
Biografilm è soprattutto un’edizione difficile per la scelta delle opere da ammettere in
concorso. Sono sempre di più i punti di vista che da considerare e mettere in luce. Sono
sempre di più gli autori che si armano di telecamera e che grazie alla rivoluzione digitale
possono permettersi di raccontare la propria storia con pochissimi mezzi. Non sempre è
possibile fare un miracolo, ma quando se ne vede uno è bene riconoscerlo. È quello che
si sono detti gli organizzatori alla prima visione di Searching for Sugar Man, uno dei film
in concorso. Già consacrato dall’Academy, a Bologna porta a casa il premio del pubblico,
che a chiusura del festival non smette di riempire le sale del cinema Odeon grazie
all’eloquente passaparola. La musica come sempre ha un ruolo di rilievo all’interno del
Biografilm. In sala all’inizio della manifestazione abbiamo avuto il piacere di rivedere lo
splendido documentario sulla vita di Jason Becker di Jesse Vile, l’incredibile storia vera di
un’esistenza rock che sbaraglia ogni cliché. Momenti soltanto in apparenza più leggeri si
liberano sulle coreografie di Vincent Paterson, l’uomo che ha inventato i passi di danza più
celebri di Michael Jackson e Madonna, i balletti di Thriller, Bad e Vogue su tutti. A lui è
dedicato il doc The Man Behind The Thorne, pronto a ripercorrere anche i momenti più
bui della sua carriera. Con Detropia siamo di nuovo a Detroit, grande periferia che oltre a
ospitare tuttora il nostro Sugar Man Sixto Rodriguez ha visto esplodere il punk di MC5 e
Stooges, il soul della Motown e più recentemente l’hip-hop di Eminem. Detropia è il film
dedicato alla città o a quello che ne resta, focalizzando l’attenzione sul malaugurato destino
industriale dell’intera zona. Il punk e soprattutto la rabbia esplodono anche in Pussy Riot –
A Punk Prayer, uno dei tanti reportage dedicati all’opposizione dei giovani al regime
politico di diversi Paesi. In questo caso siamo in Russia e le armi di cui dispongono un
gruppo di ragazze sono voce, chitarra e qualche amplificatore per dare sfogo a una protesta,
a una collera istintiva subito sedata da un potere politico-giudiziario che non ammette
pubblico dissenso, specialmente in luoghi deputati sacri o dove soltanto il potere
ecclesiastico collima di più con quello dello Stato. L’incredibile storia della punk band
femminile Pussy Riot porta a casa il Premio Guerrilla Staff. Ed Lachman, il presidente di
giuria, è il grande protagonista di questa nona edizione del festival. A uno dei più grandi
direttori della fotografia il plauso per avere messo in luce Madonna in Cercasi Susan
Disperatamente, i sei attori che hanno impersonato Bob Dylan nella pellicola I’m Not
Here, le armonie spezzate di Sofia Coppola e quelle sghembe di Wim Wenders, una vera
rockstar insomma. Al Biografilm rivediamo il suo tocco in Radio America, l’ultimo film di
Robert Altman e scopriamo un piccolo documentario del 1994, una produzione
angloamericana per rendere giustizia a Leon Theremin, inventore dell’omonimo strumento.
Theremin: An Electronic Odyssey è un film che sembra fatto per essere proiettato nelle
scuole e che sul finale regala attimi di sincera commozione. La Maison de la Radio ci
trasporta invece nell’universo radiofonico francese, un mondo parallelo eppure distante anni
luce se paragonato a quello italiano. A tratti indispettisce persino, l’immagine che ne
ricaviamo è quella di un Paese, la Francia, che non conosce crisi e dove tempo e denaro
possono essere tranquillamente indirizzati alla cura dell’aspetto apparentemente più
marginale. Con Big Easy Express attraversiamo l’oceano e saliamo a bordo di un treno per
fare conoscenza con tre band che un bel giorno si sono incontrate e hanno deciso di portare
la propria musica folk nel sud degli Stati Uniti per un mini tour davvero intenso.
Protagonisti Mumford & Sons, Edward Sharpe and The Magnetic Zeros e Old Crowd
Medicine Show, tutti insieme da Oakland a New Orleans senza valigie, solo strumenti e
un’energia contagiosa che si sprigiona ai concerti e in jam improvvisate in cui ciascun
musicista si diverte a mischiare le proprie influenze. Con Greetings from Tim Buckley
restiamo in America, ma facciamo un viaggio indietro nel tempo di oltre vent’anni e poi da
costa a costa. L’anno è il 1991 e un giovanissimo Jeff Buckley si trasferisce per qualche
giorno da Los Angeles a New York alla ricerca del padre Tim incontrato distrattamente un
paio di volte prima della prematura scomparsa. L’occasione a Jeff è offerta da un gruppo di
musicisti che mette in scena un piccolo concerto intitolato proprio alla memoria di Tim. Si
tratta naturalmente dell’ennesima storia vera, fedele alle parole di Jeff e a quelle di Gary
Lucas che in esclusiva per l’Italia ha raccolto i propri ricordi nel volume autobiografico
Touched by Grace. Lucas fu proprio il responsabile del battesimo canoro di Jeff, nonché
coautore del celebre singolo Grace. Nel film di Daniel Algrant, uscito lo scorso anno, ma
fedele alla cinematografia indipendente americana degli anni che racconta, l’interpretazione
di Penn Badgley (lanciato dalla serie televisiva Gossip Girl) è certamente degna di nota se
si considera che in pellicola è anche l’interprete dei brani di Buckely figlio. La lunga
carrellata di musica al Biografilm termina infine con un omaggio a Bologna e a uno dei suoi
pezzi di storia. Lui si chiama Freak Antoni e oltre a studiarlo nella sua Biografreak, un
ritratto intimo e insolito di una personalità complessa e tormentata, nella pellicola Tutto in
una notte di Emanuele Angiuli possiamo ascoltarlo all’opera in compagnia dei suoi
Skiantios. Ancora un salto a ritroso, a una notte di trentacinque anni fa, quando nelle
cantine e in modo totalmente anarchico e artigianale si gettavano le basi del rock
demenziale. L’ultimo salto a ritroso dicevamo, ora è tempo di guardare avanti. Look
Forward.
Laura Gramuglia