L'amica londana (londana di Londra) mi aveva avvertito: tappi, portati i tappi e non te ne pentirai. I tappi li ho portati, solo che poi non sono riuscita a resistere all'ondata rockER, questa volta a firma Black Rebel Motorcycle Club. Quella stessa onda ai primi accordi mi ha spinto tra le prime file e, col sorriso sulle labbra e piedino a terra a battere il tempo, eccomi di nuovo pronta ad accogliere puro rock'n'roll Made in Usa.

Il rockER, in programma per tutto il mese di maggio tra Estragon e Covo, serve a questo, a sconfessare chi crede che una città come Bologna non sia più così rock come una volta e serve soprattutto a togliere un po' di polvere a certe chitarre da qualche tempo un po' accantonate in favore di banjo e ukulele.

I BRMC, parentesi acustica a parte che nel 2005 li porta a sperimentare suoni più acustici con l'album Howl, da quasi un decennio seguono una traiettoria che coniuga noise e shoegaze, psichedelia e rock'n'roll. Stessa rotta per l'ultimo lavoro, Beat the Devil's Tattoo che accoglie stabilmente in formazione alla batteria Leah Shapiro in sostituzione di Nick Jago.

Sul palco dell'Estragon il trio non smentisce affatto la fama di live band d'eccellenza. In perfetto orario si presenta innanzi al pubblico delle grandi occasioni, lo stesso disposto a cadere dal divano e a indossare per una sera il giubbotto di pelle con fierezza d'altri tempi.

Concerto tirato ed energico fin dalle prime battute, in scaletta le nuovissime War Machine e Mama Taught Me Better, ma è con la più conosciuta Red Eyes and Tears che la band si fa volentieri investire dal calore degli astanti. Il concerto prosegue tra tracciati ancora da sperimentare e altri ben collaudati. Si trattiene il respiro per un trittico che mette in fila Ain't No Easy Way, Berlin, Weapon of Choice e ci si distende appena sulle note di Annabel Lee che porta Robert Levon Helm ricurvo sul piano. Si riparte poi col brano manifesto Whatever Happened To My Rock'n'roll, 666 Conducer e Conscience Killer e si riemerge sull'acustica Mercy; Helm abbandona il basso, si trascina in proscenio e accucciato su un amplificatore imbraccia la sei corde. Finale azzeccato con la più volte richiesta Spread Your Love e impeccabile bis che riporta la band sul palco per Stop e Shadow's Keeper.

Show impeccabile davvero, non una sbavatura e tè bollente a i lati del palco a riscaldare la voce. Di ribelle quel vecchio, sano rock'n'roll che nella sua forma migliore può permettersi di lasciare a casa qualche parolina di troppo e gesti oltre misura.

Laura Gramuglia