Una calda sera di giugno. Decidere di recarsi a Reggio Emilia per l’ultima notte di esposizione della mostra Manchester: so much to answer for... e come per incanto trovarsi inaspettatamente davanti all’obiettivo dell’autore di quegli scatti. Kevin Cummins è lì davanti a te e per niente annoiato scambia volentieri due chiacchiere prima e ti immortala serenamente subito dopo.

E’ il 12 giugno e Reggio Emilia rende l’ultimo omaggio al flash del leggendario Kevin Cummins in una serata che celebra il mondo della musica e della fotografia. Nell’ambito di Fotografia Europea 2010, il fotografo inglese che dagli anni Settanta ha realizzato ritrattidei più acclamati musicisti della scena indipendente britannica, ritaglia un paio d’ore per firmare copie del volume Manchester Looking for the Light through the Pouiring Rain e per qualche scatto.

Nella splendida cornice dello Spazio Gerra, sede della mostra nell’ultimo mese, Cummins sorride affacciato al balcone del set fotografico; davanti a lui si spalancano le porte del giardino interno per il tributo Joy Division: A different Story Live con i concerti di Judah e Volvo Tapes e il dj set di Daniele Carretti.

E’ una notte nella quale le strade, le piazze e tutti i luoghi dedicati alla cultura della città restano insonni e festosamente invasi da appassionati e curiosi. In questa notte uno spazio in particolare si tinge di bianco e nero e ci riporta indietro, tra gli angoli di strade e anime di un luogo raccontato per immagini. Il luogo è la città di Manchester con la sua vivacità culturale, che ne ha fatto, dalla fine degli anni Settanta fino ai giorni nostri, una fucina di stili e tendenze musicali giovanili che si sono continuamente alternate, dal post-punk dei Joy Division alla musica indipendente legata all’etichetta della Factory, fino al fenomeno Madchester con band quali Happy Mondays e al Britpop di Stone Roses e Oasis.

Le immagini sono quelle di Kevin Cummins, ormai diventate icone, come quelle che ritraggono i Joy Division su un ponte innevato nel leggendario quartiere di Hulme, o quelle che fotografano la fine di uno show di Smiths con Morrissey stravolto sul palco insieme agli immancabili gladioli. Tutte rappresentazioni che hanno contribuito a creare un impasto inconfondibile tra Manchester e la sua musica, proiettando verso l’esterno visioni talvolta romantiche, talvolta violente, creative o gotiche, ambientate negli spazi post-industriali della città, davanti ai suoi muri di mattoni scuri, sotto ai suoi cieli grigi.

A questa proiezione indubbiamente hanno contribuito le copertine di settimanali come il New Musical Express, rivista con la quale Cummins vanta una collaborazione venticinquennale e per la quale ha immortalato tutti i principali musicisti inglesi e non solo tra cui Joy Division, Manic Street Preachers, The Clash, Sex Pistols, R.E.M., U2, Patti Smith, Marc Bolan, David Bowie, Mick Jagger, The Smiths, Roisin Murphy, Oasis, Foo Fighters, Courtney Love, Michael Hutchence, The Stone Roses e Buzzcocks.

In piena Cool Britannia gli scatti rock contribuivano in maniera determinante al successo di una scena e di un gruppo in particolare. I sodalizi tra band e fotografi erano frequenti, non a caso si riservava a questi ultimi un trattamento perduto. Basta pensare ai pochi minuti offerti loro oggi per immortalare un live. La fotografia rock è stata ingiustamente denigrata negli ultimi anni. Molti critici l'hanno respinta come fenomeno giovanile. Io in realtà credo che il modo in cui percepiamo le band musicali sia spesso plasmato dalle immagini che ricordiamo di loro.”

Cummins ha poi recentemente rincarato la dose in un’intervista rilasciata a Rolling Stone “Non credo ci sia rimasto molto… ora è molto difficile, ci sono troppe persone che si frappongo tra il fotografo e i musicisti. Un PR che dovrebbe essere lì a coordinare gli incontri e facilitare le cose, adesso ti impedisce di fare il tuo lavoro, ti ostacola. (…) I grandi fotografi del rock sono esistiti solo in passato, questa generazione non ne ha perché ci sono troppe restrizioni. Non vedrai mai una grandiosa nuova foto dei Rolling Stones o dei Coldplay, per dire, perché puoi solo fotografare per due minuti e in genere in condizioni davvero difficili.

A trenta anni esatti dalla scomparsa di Ian Curtis le cose sono inevitabilmente mutate, la quantità ha avuto la meglio sulla qualità e vivere di questo mestiere pare non essere più prospettiva possibile: Oggi tutti sono fotografi, tutti portano in giro una macchina fotografica professionale tutto il giorno e anche questo ha contribuito a rendere quel mondo difficile. I Joy Division potevo fotografarli per strada e ovunque mi pareva. Ora se provi a fare una roba del genere ti trovi trenta persone alle spalle che vogliono scattare la tua stessa fotografia con le loro macchine fotografiche o cellulari…”

Così non ci resta che perderci ancora una volta nel passato, se non a bordo di un bus tra le vie di Manchester per un Magical Musical Tour, tra le pagine dello splendido volume di Cummins, Manchester: Looking for the Light Through the Pouring Rain, Faber&Faber, 2009, pag. 400, € 35.

Laura Gramuglia